10 January 2008

Pane della Contea

a Tavola con gli Hobbit
ricette e menù della Terra di Mezzo


...o, come da 'manuale', Pane del compleanno. Il sapore è indefinibile, ma l'unica cosa che so è che sa davvero di Contea.


Per un perfetto pic nic in stile hobbit, accompagnatelo con del formaggio morbido e del miele di acacia, una tazza di idromele fresco e della marmellata di mele con frutta secca.

:: Ingredienti
:: birra senza glutine al miglio 3oo cl
:: farina di riso 15o gr
:: farina integrale (mais, miglio, grano saraceno) 150 gr
:: un cucchiaino di bicarbonato
:: 3 cucchiaini di zucchero di canna

In una terrina mescolate le farine con lo zucchero ed il bicarbonato e aggiungetevi pian piano la birra, fino ad ottenere un composto morbido (non liquido!) ed omogeneo. Oliate una teglia da forno e versatevi il composto, inforate a 180° gradi per 30 minuti.

Appunti: Tsutsumi

Il laboratorio, con vista sulla montagna innevata. Al centro dello spazio, il tatami. Sullo sfondo, un vecchio mobile con vassoi di bambù su cui essiccano rami e cortecce, da cui vengono estratti i pigmenti per il tessuto.

Tango è a nord di Kyoto, affacciato sul mare che separa il Giappone dalla Cina, ed è conosciuto per la stagione rigida, le grandi nevicate e la corrente fredda del suo mare, che regala gustosi pesci e crostacei. Ma questa piccola città è nota soprattutto per la produzione del tessuto di seta, una fama che deriva dai tempi in cui Kyoto era la capitale, nonché la città più elegante del Giappone.Artista e tessitore di kimono,Tsutsumi vive qui ma è originario di Kyushu, un’isola a sud del Paese. Ha studiato pittura a Tokyo e si è trasferito a Tango più di vent’anni fa, da studente universitario. Per tingere il tessuto bianco di seta (“chirimen”) con cui crea preziosi kimono, questo artista setaccia i boschi in cerca di foglie, cortecce e radici da cui estrae i pigmenti, poi tesse i fili su un vecchio telaio con l’aiuto della moglie Kaori. Tsutsumi e Kaori vivono in una casa di legno che un tempo era un dormitorio per le dipendenti femminili di un’industria tessile, risistemata da loro in un anno di intenso lavoro, utilizzando materiali di recupero.




Appeso alla parete e allestito con tre tazze e un semplice rametto, il coperchio di legno di una vecchia pentola per il riso diventa un'icona di bellezza.

Tsutsumi ama molto il senso del termine giapponese “mottainai”, traducibile come “perdere il vero carattere delle cose”. Una parola oggi usata soprattutto dagli anziani, quando si lamentano perché viene buttata la carta da imballaggio senza neanche riflettere sulla possibilità del suo riutilizzo. «Nell’arco degli anni, soprattutto quando il Giappone ha iniziato a crescere economicamente, il senso di “mottainai” è stato frainteso e collegato ai concetti di povertà o di tirchieria. Il vero significato è rispettare la vita di ogni cosa, accompagnarla fino alla fine della sua esistenza finché scompaia la sua sostanza », spiega Tsutsumi, che applica anche alla sua arte questo prezioso insegnamento. Quando i suoi kimono esauriscono l’uso di indumento, diventano copriletto, poi fodera di cuscino e infine straccio. Quando la trama è consunta, lui la disfa e ne riutilizza il filo per un nuovo tessuto.Questa coppia di artisti-artigiani ama il luogo dove può sentire il messaggio della natura e ha un grande rispetto dei materiali che respirano, come il legno, la terra e la carta. «Siamo riusciti a organizzare uno spazio piccolo in maniera molto flessibile. Ci siamo ispirati alle case “machiya” (le tipiche abitazioni a schiera strette e lunghe della Kyoto del 1700) e abbiamo utilizzato i divisori tradizionali “shoji”», le porte scorrevoli con telaio di legno e ante di carta bianca traslucida.

testo di Itaru Ito, foto di Masao Yamamoto

19 December 2007

Gita gastronomica a Sappada


La città di Sappada credo non abbia bisogno di presentazione, è stata la mia prima volta e sono rimasta incantata (e, da non trascurare, finalmente ho pociato un po' con le scarpe nella neve!).


Ma il vero, indiscusso, incontrovertibile motivo che ha ispirato la gita era dettato da un desiderio di gola: concedermi il 'lusso' di un succulento pranzo senza glutine, niente insalatone ma un primo ed un secondo accompagnati da dolce degni di questo nome. E sono stata accontentata. Di più, anzi: una favola di pranzo, presso il ristorante dell'Hotel Bladen, persone gentilissime e disponibili e una scelta di piatti senza glutine davvero degna di nota (e ottimo vino!), con tanto di pane speciale per noi celiaci, fatto in casa (per inciso, davvero buono con l'ossocollo!)

Ed ecco un paio di foto per ingolosire: il primo che ho scelto, un cestino di frico ripieno di speck e castagne, una bomba di gusto ed un abbinamento davvero azzeccatissimo! (Ottimi anche gli spetzli al gorgonzola, ho assaggiato pure quelli)

Di secondo, tanto per rimanere in tema speck, ho preso un filetto di maiale (tenerissimo) in salsa di timo e speck accompagnato da patatine al forno, anche questo buonissimo!

Per finire in bontà, un dolce di noci affogato in uno zabaione leggerissimo, e budino alla vaniglia con salsa calda di frutti rossi (ma non vi preoccupate, poi potete rimettervi in piedi con la grappa!).

Tanta gentilezza e professionalità, in questo ristorante dall'atmosfera davvero calda, cibo buonissimo e ottimi prezzi. Insomma, lo eleggo a mio personale paradiso culinario!

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